giovedì 11 giugno 2020
Pagine letterarie: George Floyd: Lasciami respirare
Pagine letterarie: George Floyd: Lasciami respirare: E’ l’imprecazione di George Floyd, l’afroamericano bloccato a terra a Minneapolis lo scorso 25 maggio, e ucciso dal poliziotto che gli ha...

sabato 18 aprile 2020
Luis Ferdinand Céline - Bianca Mannu - Parlarsi è possibile dal nucleo di certe esperienze
Sembra una roba da ridere, tanto appare temeraria l'idea che un insetto possa scambiare esperienze con un leone.
Io l'insetto, Céline il leone, naturalmente.
Il mio fastidio verso certi atteggiamenti adottati e ribaditi in tempi di Covid 19 mi hanno spinto a leggere una seconda volta e integralmente "Viaggio al termine della notte", capolavoro di questo grandissimo e assai controverso romanziere del XX sec. Dotato di uno spirito critico assai corrosivo, oltre che di genialità e cultura, è capace di condurti, mediante una prosa viva strabiliante, a tali abissi di verità da rimanerne ancora folgorata.
Giunta alla pagina 320, sono stata attratta dalle prime dieci righe. Ferdinand Bardamu medico dei poveri è in nera a causa della morte imminente e fatale del piccolo Bérbert. Trascrivo certi ragionamenti interiori di Bardamu-Céline
«Già sei meno contento di lei,della tua giovinezza, ancora non osi confessare pubblicamente che forse non è che quello la tua giovinezza, lo zelo d'invecchiare».
Basterebbe, il senso c'è tutto. Però l'insistenza racconta il doloroso prurito dell'animo; e io, a costo di mostrarmi ancora più ridicola, voglio che lui ritorni a scontornare la sua ferita.
«Scopri in tutto il tuo passato ridicolo tante di quelle ridicolaggini, inganni, credulità,che vorresti forse smettere di colpo di essere giovane, aspettare che la giovinezza si distacchi, aspettare che ti sorpassi, vederla andarsene via, allontanarsi, guardare tutta la sua vanità, toccar con mano il suo vuoto, vederla ripassare ancora davanti a te, e poi tu andartene, essere sicuro che se ne è proprio andata la tua giovinezza e in gran tranquillità, per conto suo,tutto suo, ripassare piano piano dall'altra parte del Tempo per guardare davvero com'è che sono la gente e le cose»

Mordevo …
Mordevo il vento
della vita
per giungere per tempo
alla vecchiaia.
Mordevo il vento
neghittoso
E la pazienza – come
acqua –
delle mani

mercoledì 8 aprile 2020
LA FATICA DI ESSERE ANZIANO - di Bianca Mannu

Mi spiego :
i siti istituzionali, la compagnie telefoniche, bancarie e postali, le assicurative,ecc.
dovrebbero essere monitorati circa la loro agibilità effettiva per l’utente di medio/bassa
perizia telematica, per giunta anziano singolo
e senza riferimenti familiari prossimi, il quale con tanta buona volontà cerca
di avvalersi della tecnologia per sbrigare in proprio l’acquisto di certi
servizi irrinunciabili. Tale attenzione socio-politica, che con relativi interventi normativi dovrebbe indurre gran
parte delle compagnie di servizio a produrre procedimenti semplificanti o facilitanti, è oggi più importante di sempre, perché il distacco personale, ascritto alla pandemia, fa il vuoto intorno all'anziano e lo consegna al brancolamento in un mondo sempre meno comprensibile e maneggiabile.
Invece
succede che questi menzionati siti di servizio al pubblico si comportano come se
i loro utili fossero preminenti su tutto e come se tutti gli utenti avessimo la
stessa formazione e la stessa scioltezza operativa nel maneggiare tasti e
simboli. Alla minima indecisione dell’acquirente (neofita telematico) il format delle comunicazioni si chiude e
rende estremamente difficile, pletorica e gravida di ansia ogni richiesta di
informazioni aggiuntive o di rettifica.
Inoltre i
formulari sono favorevolmente piegati agli interessi unilaterali di tali enti,
specialmente quelli privati e volti al massimo profitto nell’unità di tempo. Si
aprono facilissimamente e in modo diretto quando prevedono l’ingresso di nuova
clientela, viceversa si chiudono e ostacolano quando la clientela chiede
spiegazioni o reclama.
Se
interviene qualche intralcio o equivoco, lo sfortunato utente si trova nella
micidiale avventura di smarrirsi in un labirinto telefonico di rimandi e
depistaggi, da cui esce sfinito e
sconfortato.
Lui/lei? Io,tu? Proprio noi con le rughe e la memoria che non è più vispa.
Segui il suggerimento di deviazione: entri in
rete. Qui i vari Robot (deputati a facilitare – si fa per dire – il rapporto
del singolo utente analfabeta e imbranato con tali mitiche e anonime centrali
erogatrici d’un qualche servizio) sono quanto di più imbecille si possa
immaginare fra le così dette intelligenze artificiali e avere la disgrazia di
incontrare. Tu poni un quesito, ma a loro non risulta mai chiaro. Lo riformuli e
loro rispondono a pera.
Ti rivolgi
allora alla e-mail del sito e presto ti rendi conto con sconcerto che il tuo quesito
non rientra nel format che l’azienda ha predisposto per “accogliere” problemi o
reclami. E allora sei persino costretto a mentire (per esempio che hai perso le
tue credenziali, mentre le ricordi benissimo) sperando che l'inghippo si dipani. Invece pare di no e allora provi a farcire un quesito canonico con
un altro non canonico, il vero, ma basilare e urgente per te. Difficilmente riceverai il segnale che indichi la soluzione del tuo problema.


venerdì 27 marzo 2020
LA PISCINA INCANTATA - da Dove trasvola il falco - silloge edita di B. Mannu
La piscina incantata
Sm … ar – smar …
ri – i … ta a a…
prima per sorte
e poi per scelta.
…Mi sono smarrita…
tra le radiografie
dove già sono scheletro.
…Mi sono smarrita…
tra le ricette crittografate
tra le «impegnative»
che sciupano
il tessuto sottile
dei miei contatti umani
che sfibrano
la mia esistenza sociale.
… Mi ero assopita …
tra le voci del corpo
come fossero liberi suoni
privi di destino e di scopo.
Ma erano oscuri richiami
trasfusi in un vento
oblioso e sicario.
Campane a martello
-idioma perduto-
traversano la mia storditezza.
Costretta.
All’ufficio protesti
riscuoto -con tassa di mora-
avvisi inerti e negletti.
M’imbatto nei miei malumori -
strinata e straniata in frammenti -
senza potermi incontrare.
Li bagno e li assemblo
con liquide liane
adoprando l’umore smorfioso
d’una piscina deserta.
Fingo affogare il mio male
nell’acqua clorata
in quel suo tepore uterino
che
chiude fuori il vento
e il malcontento
del giorno invernale.
il brivido
dell’annegamento
con immersioni fasulle
in un metro di fondo
equamente spartito
tra mattonelle celesti.
E mi volto – supina -
tempestando l’acqua sorniona
con le mie pale scomposte
per
respirare a bocconi
un’aria liquida di sapore basico
per
tossire e tossire
un’aspirazione di luce
in una geometria sfocata.
Il cielo resta - irraggiungibile
come vestigio di sogno resuscitato -
a sfumare oltre i lucernai
oltre
la trascendenza dei cirri.
La mente sbologna
nel dorso corporeo
le sue paure
fidando nella tenuta
di superfici stagne
Ora sto -
quale una/uno
che gode ancora di briciole
di prosperità in declino -
a galleggiare dondolando
come su una culla -
così cedevole -
così benignamente inaffidabile -
ma così
assolutamente morbida
da escludere il concetto di angolo
a profitto di quello di seno
che accoglie - senza reggerle -
le deprecate mollezze -
slavine morali su cedimenti d’ossa.
vanno a pesca di nuvole filiformi
assurdamente intrappolate
nella scacchiera dei lucernai
- incongruità degli spazi.
Il sole vive a tratti.
Ed è subito fantasma cilindrico
teso a congiungere poligoni di cielo
con le geometrie cavernose
di questo bagno lustrale.
Qui - al di sopra dei tropici -
l’acqua sciaborda ancora
nei centri di modesto benessere.
Anche in questo prisma
- che scimmiotta
la fresca cilestrità di fonti inviolate -
l’acqua gloglotta nei tubi -
genio romano antico docet.
Acqua
-mansuefatta in vasca-
ha pretese da specchio
Ma chioccola - cortese -
per impulso di corpi alieni.
E appanna per essi
la fragile sua limpidezza.
Lasciata alla piana
sua solitudine inerziale
si distende – adagio - a dormire
ciangottando ai raggi devitalizzati
d’uno spettro di sole.
Fusi di corpuscoli accesi
- tremanti per memoria di vita -
cedono i frantumi
alla rete diafana
d’una sinuosa nebbiolina
ch’evolve senza suono
a piangere
addosso alle vetrate di gelo
addosso alle facce dei muri
inutilmente dipinti di atmosfere celesti
Qui e ora
io
- fascio di sensi che di me
come di nessun altro dice -
qui mi congiungo
con la mia stanchezza precoce.
E lei - l’acqua prigiona -
risponde con brevi gocciolii
al proprio affrancamento dal mio peso
che invece mi ritorna addosso
come una maledizione.
Nota – Sono stata a lungo indecisa se riproporla al pubblico, in
un momento, come questo, tragico al punto che la condizione di solitudine e di
isolamento, faticosissima, è presupposto imprescindibile di senso solidale, in mancanza
di ogni comfort, anche minimamente
affettivo esplicito. Inoltre sono stata a lungo indecisa se postarne solo uno stralcio,quello
iniziale, nel quale si fa più aperto riferimento agli effetti della
patologia. Ma poi ho considerato che la seconda parte è metafora dell’allora imminente progressivo tracollo
economico e sociale con l’incremento del senso di abbandono e di stanchezza
dell’individuo che incontra solo la propria impotenza.
Il testo in oggetto è nato durante una sorta di
convalescenza, successiva a un evento di difficoltà sanitaria personale che
peraltro coincideva con i primi contraccolpi della crisi finanziaria del 2008, in cui si vivevano guai collettivi e personali, in un silenzio generale, dimentico di ogni concretezza, nello
sgretolamento delle garanzie economiche e sanitarie prima conosciute. Per
contro permaneva assordante e depistante il ben noto estetismo e l’altrettanto nota ideologia
solipsista secondo cui ognuno deve egoisticamente badare a se stesso con le proprie risorse
economiche e morali.Ma queste si rivelavano per i più sempre più inadeguate e più inutili rispetto alla
dilagante solitudine dei momenti difficili, in assenza di operante solidarietà strutturata, quasi che l'individuo colpito fosse anche il solo colpevole e censurabile per le sue difficoltà.
Il titolo della poesia fa esplicito riferimento al capolavoro di
Tomas Mann, La Montagna incantata. In qualche modo la malattia o le difficoltà
del corpo tracciano un solco tra l’individuo e il corpo sociale. Il disagio
raggiunge inarrestabilmente anche individui sensibili che fanno parte delle
classi agiate e che non hanno remore economiche nel cercare e trovare le
migliori terapie. Stranamente, però, queste terapie non funzionano.
Vale anche il contrario, e cioè che le lacerazioni economiche sociali
ed etiche (per esempio guerre, gravi disastri naturali, epidemie) provocano scosse
psicologiche così gravi da rendere gli individui indifesi agli attacchi delle
malattie e alle conseguenze depressive. Si assiste a una resa collettiva alla morte,
morte sociale, morte fisica, tracollo culturale: decadenza generale, ma senza che si manifesti chiaramente l'emersione di qualche salutare consapevolezza. BM
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Poesia

lunedì 16 marzo 2020
Il "prossimo" di Agostino - testo in versi liberi di Bianca Mannu
Accesero
lumi quei grandi …
Avevano
grasso e stoppini
e
accesero il fuoco nel cuore
a coloro
che di tutto
avevano
difetti e lacune
fame
da rostri e canini
ragioni
di zappe e badili
e
piaghe d’assenza
Sembra
il sapiente Agostino
smentire
un folle Gesù:
“Non
è la grazia di Dio
bastevole
coltre per tutti gli umani.
E sia
tale il tuo cuore cristiano!”
Questo!
il santo modello
di
occhio e di cuore
con
cui pure ogni cosa terrena
si debba
per precetto stimare
polla epidemico
il
piglio meschino
di
chi s’inventa celesti sostegni
per ancorare
i suoi pieni terragni
e
inverare sul campo del lucro
la
fiaba perversa
con
cui da sé si destina
- in
presunta combutta divina -
a
essere da sempre prescelto
Sembrava
che
morte uguagliante
irridesse
la strana pretesa
- né
dal poi giunse mai
sicuro
messaggio -
ma
intanto è quaggiù
nel tacitato
legame
tra
oro e potere
che
si giocano
gli
ergastula amari
dei
più.
Noticina- Nata nel 2017, l'ho rielaborata varie volte. A me, il problema della destinazione della ricchezza(= prodotto sociale, culturale e religioso) sommuove l'anima, sempre. Dunque questo testo non è affatto un parto freddo. Sì, so bene che questo genere tematico non incontra quasi nessun interesse nella rete, tanto meno se "in versi". Ma, avendo seguito una recente puntata di UOMINI e PROFETI a Radio3 con lo speciale titolo di "La cruna e il cammello", mi sono convinta a proporla qui. (B.M.)
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Etica e poesia.

domenica 8 marzo 2020
Muoia Covis19 dentro suo ospite vivo! Ma cambiamo passo! di Bianca Mannu
Fare e subire turismo erano fino a ieri destino e virtù condivise
quasi globalmente . Virtù economiche(anche molto redditizie, se da scrivanie e
non da carrelli, se presso grandi Hotel e meno se presso sbrigativi ed esosi
paninari ), virtù sociali, culturali … col pericolo incombente del
declassamento logistico … Transenne! Tasse di accesso! Difesa del decoro! Ricordate?
Faceva agio la “democrazia turistica”. Unico argine: azionare la ganascia
pecuniaria per contenere le orde dei visitatori al risparmio. Ma ora: indietro
tutta!.
A guardare il fatturato del turismo (persino sottostimato
per interessata omissione)si direbbe fosse attività primaria. A differenza dei meno
stimati settori produttivi di beni, ci
ha lasciato subito alla canna del gas. Senza contare che i suoi imprenditori
rivendicano dallo Stato, cioè da noi tutti, un immediato risarcimento pecuniario;
non si sa bene se per riconvertirsi o per
continuare l’andazzo precedente appena possibile. Come se non avessero saputo che questo settore
pur appartenendo al settore dei servizi, lo è sui generi s, e che in date circostanze risulta, come si
vede, tranquillamente superfluo rispetto a necessità di base.
L’agricoltura (per dirne una) al confronto? La
cugina povera e sdrucita, “costretta”(dall’esosa voglia, nel Sud e nelle Isole,
di buon rapido profitto quasi “pulito”) a un capitalismo becero e straccione,
che spreme gli umani come frutti da macero, ma si fregia di nomi e luoghi che, apparentemente ripuliti dello
schiavismo a cielo aperto, brillano nella classifica degli scaffali.
Ora anche la parola TURISMO si connota in rosso, comunque. È il
colabrodo più lasco della pandemia . Adesso, pur praticato con grande cautela, magari
vissuto elaborato e proposto con stile letterario, non pare più tanto appetibile
per i palati grossolani. Lavora per l’eccitazione delle contaminazioni, anche
se di genere sottile. Ma già non va più bene, perché si vorrebbero chiudere
tutti gli spifferi, anche mentali, come insegnano le mascherine malamente abbrancate
per spaventare i nostri, o le frasi e le
“voci dal sen -patriottico - fuggite” a riprova di quanto siano spessi i nuovi apicali copertoni dell’ignoranza e della volgarità.
Il problema urgente è arginare, circoscrivere, bloccare gli
inconsapevoli ospiti del Covis19 perché - voglia Iddio ! - muoia lui dentro il suo
ospite vivo! Intanto non si sa più chi resti rinchiuso e chi rimanga fuori. Il
gioco è a chi ride per ultimo sulle rovine altrui e indovinare in quale religione lo farà. La carità di
patria distingue sempre tra il proprio cortile (caro /bello) da quello altrui (Puh!),
salvo dover ripassare ogni strame.
Ma la scoperta più sensazionale è che il Turismo, il nostro
turismo, il nostro cretinismo petrolifero, decade di colpo; sì, come una moda di
poca presa. E, salvo mugugni da parte
dei fissati della libera clandestinità, si sfalda dolorosamente con tutto l’ambaradan
che lo motiva e lo rinfocola, con tutta
la messe di spiccioli e stock Exchange! Come cenere. E non resta niente che sia
fruibile durante la magra forzosa: tutto
il meccanismo e macchinismo diventa esoso, orpello ridondante. In realtà si vende(va) meno Tiziano o Canaletto e assai di più cornici d’ogni foggia,
da cui “immortalare” la nostra banale presenza
nei luoghi “in”, acqua alta permettendo o rischio incluso. Si sono venduti a
caterve i “c’ero anch’io” in foto per la combriccola dei social, dove si
affaccia(va)no e si imbroglia(va)no reciprocamente i patiti delle
comparsate di massa ai grandi Eventi.
Stiamo vivendo e assistendo in prima fila – a qualcuno di noi
capita di caderci dentro di brutto - a una congiuntura che taglia di netto questa forma di economia, la quale cresce(va) parassitariamente sul manufatto già
creato e archiviato, bilanciandosi su quelle alterazioni furbe che alimenta(va)no in ogni persona l’illusione di poter attingere alla bellezza artistica e naturale di ogni luogo e cultura senz’altre
mediazioni che l’organizzazione dei mezzi e la disponibilità del proprio portafogli. Stiamo constatando
in questo momento già difficile che la forma più capillare di turismo, organizzato su scala mondiale e locale con una
densità non corrispondente ad alcuna necessità reale, non è affatto la via
maestra capace di drenare capitali a favore della conservazione dei beni
storico-artistici e naturali nei luoghi in cui si sono manifestati, bensì il
modo più lineare rapido e lucroso di corrispondere agli appetiti voyeristici e consumistici dell’incolto spettatore con il correlativo imprenditore dell’ospitalità,
l’uno e l’altro sbrigativi, mancanti di vera sensibilità conservativa. Volendo davvero
espandere la capacità fruitiva delle persone, unitamente ad approfondimenti di
natura storico-culturale ed educativa, ci si potrà giovare, invece, e con
grandissima efficacia, della rete telematica a costi minimi, per il tempo in
cui sarà superata l’attuale crisi sanitaria. Ne trarrà beneficio l’aria di
tutti.
Allo stesso modo dovremmo considerare cosa saggia tenere efficiente
e disponibile la sanità pubblica, dotarla di strumenti d’avanguardia e di
personale altamente impegnato (CNR ) ad affrontare eventi ignoti che la
circolazione globale, di uomini merci idee tecnologie e virus, ci proporranno. Strategie simili dovranno essere progettate e
attuate in campo scolastico a cominciare dalle istituzioni pubbliche dedicate
alla maternità e alla prima infanzia, alle scuole secondarie e università, alla
condizione carceraria, oggi sottoposta a ulteriori limitazioni nei contatti
sociali primari. L’attuale ricorso frenetico
a tamponare i buchi macroscopici del SSN
non dovrà riproporsi in nessun campo che
concerna la vita sociale. Questo dovremmo imparare tutti e disimparare la
sciocca idea che il guadagno, maledetto e subito, valga sempre la candela.

Muoia Covis19 dentro suo ospite vivo! Ma cambiamo passo! di Bianca Mannu
Fare e subire turismo erano fino a ieri destino e virtù condivise
quasi globalmente . Virtù economiche (anche molto redditizie, se da scrivanie e
non da carrelli, se presso grandi Hotel e meno se presso sbrigativi ed esosi
paninari ), virtù sociali, culturali … col pericolo incombente del
declassamento logistico … Transenne! Tasse di accesso! Difesa del decoro! Ricordate?
Faceva agio la “democrazia turistica”. Unico argine: azionare la ganascia
pecuniaria per contenere le orde dei visitatori al risparmio. Ma ora: indietro
tutta!.
A guardare il fatturato del turismo (persino sottostimato
per interessata omissione) si direbbe fosse attività primaria. A differenza dei meno
stimati settori produttivi di beni, ci
ha lasciato subito alla canna del gas. Senza contare che i suoi imprenditori
rivendicano dallo Stato, cioè da noi tutti, un immediato risarcimento pecuniario;
non si sa bene se per riconvertirsi o per
continuare l’andazzo precedente, appena possibile. Come se non avessero saputo che questo settore
pur appartenendo al settore dei servizi, lo è sui generi s, e che in date circostanze risulta, come si
vede, tranquillamente superfluo rispetto a necessità di base.
L’agricoltura (per dirne una) al confronto? La
cugina povera e sdrucita, “costretta”(dall’esosa voglia, nel Sud e nelle Isole,
di buon rapido profitto quasi “pulito”) a un capitalismo becero e straccione,
che spreme gli umani come frutti da macero, ma si fregia di nomi e luoghi che, apparentemente ripuliti dello
schiavismo a cielo aperto, brillano nella classifica degli scaffali.
Ora anche la parola TURISMO si connota in rosso, comunque. È il
colabrodo più lasco della pandemia . Adesso, pur praticato con grande cautela, magari
vissuto elaborato e proposto con stile letterario, non pare più tanto appetibile
per i palati grossolani. Lavora per l’eccitazione delle contaminazioni, anche
se di genere sottile. Ma già non va più bene, perché si vorrebbero chiudere
tutti gli spifferi, anche mentali, come insegnano le mascherine malamente abbrancate
per spaventare i nostri, o le frasi e le
“voci dal sen -patriottico - fuggite”, a riprova di quanto siano spessi i nuovi apicali copertoni dell’ignoranza e della volgarità.
Il problema urgente è arginare, circoscrivere, bloccare gli
inconsapevoli ospiti del Covis19 perché - voglia Iddio ! - muoia lui dentro il suo
ospite vivo! Intanto non si sa più chi resti rinchiuso e chi rimanga fuori. Il
gioco è a chi ride per ultimo sulle rovine altrui e indovinare in quale religione lo farà. La carità di
patria distingue sempre tra il proprio cortile (caro /bello) da quello altrui (Puh!),
salvo dover ripassare ogni strame.
Ma la scoperta più sensazionale è che il Turismo, il nostro
turismo, il nostro cretinismo petrolifero, decade di colpo; sì, come una moda di
poca presa. E, salvo mugugni da parte
dei fissati della libera clandestinità, si sfalda dolorosamente con tutto l’ambaradan
che lo motiva e lo rinfocola, con tutta
la messe di spiccioli e stock Exchange! Come cenere. E non resta niente che sia
fruibile durante la magra forzosa: tutto
il meccanismo e macchinismo diventa esoso, orpello ridondante. In realtà si vende(va) meno Tiziano o Canaletto e assai di più cornici d’ogni foggia,
da cui “immortalare” la nostra banale presenza
nei luoghi “in”, acqua alta permettendo o rischio incluso. Si sono venduti a
caterve i “c’ero anch’io” in foto per la combriccola dei social, dove si
affaccia(va)no e si imbroglia(va)no reciprocamente i patiti delle
comparsate di massa ai grandi Eventi.
Stiamo vivendo e assistendo in prima fila – a qualcuno di noi
capita di caderci dentro di brutto - a una congiuntura che taglia di netto questa forma di economia, la quale cresce(va) parassitariamente sul manufatto già
creato e archiviato, bilanciandosi su quelle alterazioni furbe che alimenta(va)no in ogni persona l’illusione di poter attingere alla bellezza artistica e naturale di ogni luogo e cultura senz’altre
mediazioni che l’organizzazione dei mezzi e la disponibilità del proprio portafogli. Stiamo constatando
in questo momento già difficile che la forma più capillare di turismo, organizzato su scala mondiale e locale con una
densità non corrispondente ad alcuna necessità reale, non è affatto la via
maestra capace di drenare capitali a favore della conservazione dei beni
storico-artistici e naturali nei luoghi in cui si sono manifestati, bensì il
modo più lineare rapido e lucroso di corrispondere agli appetiti voyeristici e consumistici dell’incolto spettatore con il correlativo imprenditore dell’ospitalità,
l’uno e l’altro sbrigativi, mancanti di vera sensibilità conservativa. Volendo davvero
espandere la capacità fruitiva delle persone, unitamente ad approfondimenti di
natura storico-culturale ed educativa, ci si potrà giovare, invece, e con
grandissima efficacia, della rete telematica a costi minimi, per il tempo in
cui sarà superata l’attuale crisi sanitaria. Ne trarrà beneficio l’aria di
tutti.
Allo stesso modo dovremmo considerare cosa saggia tenere efficiente
e disponibile la sanità pubblica, dotarla di strumenti d’avanguardia e di
personale altamente impegnato (CNR ) ad affrontare eventi ignoti che la
circolazione globale, di uomini merci idee tecnologie e virus, ci proporranno. Strategie simili dovranno essere progettate e
attuate in campo scolastico a cominciare dalle istituzioni pubbliche dedicate
alla maternità e alla prima infanzia, alle scuole secondarie e università, alla
condizione carceraria, oggi sottoposta a ulteriori limitazioni nei contatti
sociali primari. L’attuale ricorso frenetico
a tamponare i buchi macroscopici del SSN
non dovrà riproporsi in nessun campo che
concerna la vita sociale. Questo dovremmo imparare tutti e disimparare la
sciocca idea che il guadagno, maledetto e subito, valga sempre la candela.

venerdì 31 gennaio 2020
Colonna infame- tandem logudorese-italiano - A. Altana e B. Mannu
Culunna infame – testu in versos de Bianca
Mannu. Bortada in logudoresu dae antoni altana.
A s’intender e a si ritenner chepare in totu e pro totu a sos disgrasciados chi pernotant suta su culunnadu de Bernini.
So istada e so ebbia prus fortunada pro aer
subra sa conca una cobertura infinidamente pru umile, ma prus riservada, frutu de unu trabagliu
modestu, non bene pagadu ma chi no at connotu arressas noghentes.
Isco de s’impignu de su paba e de sos pìscamos suos cullaboradores. In totu cussu mi benit difìtzile suportare custa realidade chi chena chi si potat alciare unu pòddighe o faeddare in càusa unu o prus responsabiles, zènerat miliones e miliones de mìndigos, comente chi bi siat in natura unu mecanismu perversu. Mecanismu sì, ma terrorosamente umanu e chin cunsighentzias gai oceànicas de non poder istrinare isperàntzias de risulta, a parte chi su mundu mantessi non si fatat capatze de afrontare cun eficèntzia e positivamente su problema.
intendende∙mi unu bobboi rispetu a cussu intendo comente de esser mia sa pedde de sos poberitos, e forsis in parte mios sos issoros sentidos. Naro cantu sighit pro ammentare comente isteint ispropriadas tzertas pobulassiones de tzentru Europa e sòtzios umanos ideologicamente connotados comente e istranzos perigulosos, ma bolto sa memòria a custu presente fastizosu ispajadu in su mudore o in una visibilidade de cumbeniu.
Culunna infame
Umbras de indigna ispulpuzada,
nos distruimus – ispartos -
a faccia in terra –
che cando custa cara
siat murru e raunzet…
…e tzertu arranzat
tra dentes arrabidas – in odiu
e incunfessabile birgonza.
E atopare
riflessos in disgustu
de sa zente bonaria
fàmine nos ispronat
e animu caninu
coglidu in tirighinu
cogher de infamia
e cumpensare
cun paghe curtza
de istogomo
s’atzumbu oscenu
de sas diferentzias.
Benit mancu dae nois
S’insigna de s’umanu
Comente beste
Chi s’iscosit
Subra sa pedde
Su fritu nos ch’at a catzare
Dae logos
Illuinados a die
Frecuentados
Dae cussos chi s’isciucant
Dae cussos chi drommint
In sos letos
Nos at a ispingher a nos mujare
in sepulcros ismentigados
rasentende sos oros
de sos burgos.
Amus a passare solos s’istiu
che canes abbandonados
dae sos vacantzeris
serente a sos buddidos isalenadores
de sos tumbinos
e amus a furare s’abba
a sas funtanas
At a tremer de orrore
E de fatzile consolu
Su fiotu de sos turistas
isfiorende inghirios de s’umbra
chi nos apietat
in crosta impestada
a guastare
sa cara irrispetosa
de sa die.
Colonna infame - testo in versi di Bianca Mannu - inedito
Sentirsi e ritenersi simile in tutto e per tutto agli sfortunati che pernottano sotto lo splendido colonnato del Bernini.
Sono stata e sono solo più fortunata per avere sulla testa un tetto infinitamente più umile, ma più riservato, frutto di un lavoro modesto, non ben remunerato, ma che non ha conosciuto interruzioni nocive.
So dell'impegno del Papa e dei suoi vescovi collaboratori. Tuttavia mi riesce difficile sopportare questa realtà che, senza che si possa elevare un dito o chiamare in causa uno o più responsabili, genera milioni e milioni di poveri, come se ci fosse in natura un meccanismo perverso. Meccanismo, sì, ma orribilmente umano e con conseguenze così oceaniche da non poter offrire speranze di risoluzione, a meno che il mondo stesso non si faccia capace di affrontare efficacemente e positivamente il PROBLEMA.
Sentendomi insetto di fronte ad esso, sento un po' come mia la pelle dei poveri e degli impoveriti, e forse in parte miei i loro sentimenti. Dico quanto segue per ricordare come furono espropriate alcune popolazioni centro europee e gruppi umani ideologicamente connotati come alieni e pericolosi, ma rivolgo la memoria a questo presente fastidioso ricacciato nel silenzio o in una visibilità di comodo.
Colonna infame
Ombre di lacerti indegni
ci struggiamo - sparsi –
col grugno basso-
come se faccia
fosse muso e ringhiasse …
… e certo digrigna -
tra cattivi denti - odio
e inconfessabile vergogna.
A incrociarci
riflessi nel disgusto
della gente perbene
c’incalza la fame
e l’animo canino
rimediato nei vicoli
Cuocere d’infamia
è compensare
con la breve pace
dello stomaco
l’ urto osceno
delle differenze
Scema da noi
l’insegna dell’umano
come abito
che si disfi
sulla pelle
Il freddo ci caccerà
dai luoghi
illuminati a giorno
frequentati
da quelli che si lavano
da quelli che dormono
sui letti
Ci spingerà a rannicchiarci
negli ipogei dimenticati
rasentando i cigli
dei suburbi
Estiveremo solitari
come i cani abbandonati
dai vacanzieri
accanto agli sfiati torridi
dei tombini
e ruberemo l’acqua
alle fontane
Tremerà d’orrore
e di facile consolazione
la comitiva dei turisti
sfiorando la cresta d’ombra
che ci raggruma
in crosta infetta
a deturpare
la faccia irriverente
del giorno.
Mannu. Bortada in logudoresu dae antoni altana.
A s’intender e a si ritenner chepare in totu e pro totu a sos disgrasciados chi pernotant suta su culunnadu de Bernini.
So istada e so ebbia prus fortunada pro aer
subra sa conca una cobertura infinidamente pru umile, ma prus riservada, frutu de unu trabagliu
modestu, non bene pagadu ma chi no at connotu arressas noghentes.
Isco de s’impignu de su paba e de sos pìscamos suos cullaboradores. In totu cussu mi benit difìtzile suportare custa realidade chi chena chi si potat alciare unu pòddighe o faeddare in càusa unu o prus responsabiles, zènerat miliones e miliones de mìndigos, comente chi bi siat in natura unu mecanismu perversu. Mecanismu sì, ma terrorosamente umanu e chin cunsighentzias gai oceànicas de non poder istrinare isperàntzias de risulta, a parte chi su mundu mantessi non si fatat capatze de afrontare cun eficèntzia e positivamente su problema.
intendende∙mi unu bobboi rispetu a cussu intendo comente de esser mia sa pedde de sos poberitos, e forsis in parte mios sos issoros sentidos. Naro cantu sighit pro ammentare comente isteint ispropriadas tzertas pobulassiones de tzentru Europa e sòtzios umanos ideologicamente connotados comente e istranzos perigulosos, ma bolto sa memòria a custu presente fastizosu ispajadu in su mudore o in una visibilidade de cumbeniu.
Culunna infame
Umbras de indigna ispulpuzada,
nos distruimus – ispartos -
a faccia in terra –
che cando custa cara
siat murru e raunzet…
…e tzertu arranzat
tra dentes arrabidas – in odiu
e incunfessabile birgonza.
E atopare
riflessos in disgustu
de sa zente bonaria
fàmine nos ispronat
e animu caninu
coglidu in tirighinu
cogher de infamia
e cumpensare
cun paghe curtza
de istogomo
s’atzumbu oscenu
de sas diferentzias.
Benit mancu dae nois
S’insigna de s’umanu
Comente beste
Chi s’iscosit
Subra sa pedde
Su fritu nos ch’at a catzare
Dae logos
Illuinados a die
Frecuentados
Dae cussos chi s’isciucant
Dae cussos chi drommint
In sos letos
Nos at a ispingher a nos mujare
in sepulcros ismentigados
rasentende sos oros
de sos burgos.
Amus a passare solos s’istiu
che canes abbandonados
dae sos vacantzeris
serente a sos buddidos isalenadores
de sos tumbinos
e amus a furare s’abba
a sas funtanas
At a tremer de orrore
E de fatzile consolu
Su fiotu de sos turistas
isfiorende inghirios de s’umbra
chi nos apietat
in crosta impestada
a guastare
sa cara irrispetosa
de sa die.
Colonna infame - testo in versi di Bianca Mannu - inedito
Sentirsi e ritenersi simile in tutto e per tutto agli sfortunati che pernottano sotto lo splendido colonnato del Bernini.
Sono stata e sono solo più fortunata per avere sulla testa un tetto infinitamente più umile, ma più riservato, frutto di un lavoro modesto, non ben remunerato, ma che non ha conosciuto interruzioni nocive.
So dell'impegno del Papa e dei suoi vescovi collaboratori. Tuttavia mi riesce difficile sopportare questa realtà che, senza che si possa elevare un dito o chiamare in causa uno o più responsabili, genera milioni e milioni di poveri, come se ci fosse in natura un meccanismo perverso. Meccanismo, sì, ma orribilmente umano e con conseguenze così oceaniche da non poter offrire speranze di risoluzione, a meno che il mondo stesso non si faccia capace di affrontare efficacemente e positivamente il PROBLEMA.
Sentendomi insetto di fronte ad esso, sento un po' come mia la pelle dei poveri e degli impoveriti, e forse in parte miei i loro sentimenti. Dico quanto segue per ricordare come furono espropriate alcune popolazioni centro europee e gruppi umani ideologicamente connotati come alieni e pericolosi, ma rivolgo la memoria a questo presente fastidioso ricacciato nel silenzio o in una visibilità di comodo.
Colonna infame
Ombre di lacerti indegni
ci struggiamo - sparsi –
col grugno basso-
come se faccia
fosse muso e ringhiasse …
… e certo digrigna -
tra cattivi denti - odio
e inconfessabile vergogna.
A incrociarci
riflessi nel disgusto
della gente perbene
c’incalza la fame
e l’animo canino
rimediato nei vicoli
Cuocere d’infamia
è compensare
con la breve pace
dello stomaco
l’ urto osceno
delle differenze
Scema da noi
l’insegna dell’umano
come abito
che si disfi
sulla pelle
Il freddo ci caccerà
dai luoghi
illuminati a giorno
frequentati
da quelli che si lavano
da quelli che dormono
sui letti
Ci spingerà a rannicchiarci
negli ipogei dimenticati
rasentando i cigli
dei suburbi
Estiveremo solitari
come i cani abbandonati
dai vacanzieri
accanto agli sfiati torridi
dei tombini
e ruberemo l’acqua
alle fontane
Tremerà d’orrore
e di facile consolazione
la comitiva dei turisti
sfiorando la cresta d’ombra
che ci raggruma
in crosta infetta
a deturpare
la faccia irriverente
del giorno.
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Poesia (non poetica) in due idiomi

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